martedì 19 agosto 2014

Io sto con Daniza


Un'orsa catturata e lasciata lì, nel trentino, per un progetto di ripopolamento già fallito in partenza a causa dell'imbecillità umana. Dopo l'attacco a un incauto cercatore di funghi che si era avvicinato un po' troppo ai suoi cuccioli (senza, peraltro, alcuna grave conseguenza per l'uomo) Daniza è stata condannata alla cattura, alla separazione dai suoi piccoli, all'abbattimento nel caso in cui dovesse reagire.
È chiaro che l'orsa non si consegnerà alla forestale con le zampe sollevate in segno di resa. Di conseguenza, il coglione di turno sarà libero di impallinarla impunemente sostenendo di aver difeso la propria incolumità.

Sono state disseminate trappole in ogni dove: Daniza e i suoi figli non hanno più il diritto di vivere dove, anni fa, sono stati liberati. Stanno fuggendo da giorni, senza un attimo di tregua. Ennesima dimostrazione di un antropocentrismo del cazzo che sta devastando la natura e la biodiversità.


Forse Daniza è già stata abbattuta, o forse c'è ancora qualche speranza di salvarla dalla morte o dalla prigionia.

Sabato  Pinzolo (TN) ci sarà un corteo per chiedere che l'ordinanza di cattura (e probabile uccisione) della mamma orsa Daniza venga annullata. La pagina dell'evento è qui: http://goo.gl/aeb3E8

Noi ci saremo. Verrete anche voi?


EDIT - venerdì a Roma ci sarà un presidio davanti al Ministero dell'Ambiente. Ecco la pagina con le informazioni sull'evento: http://goo.gl/B7BlJI

domenica 17 agosto 2014

Scrittura di merda collettiva: "Strisce di vita"


Carissimi,

la rete pullula ormai di piattaforme dedicate alla scrittura collettiva. Obbrobbrio, si sa, non è 20lines. Capolavori come quello della Balotelli esprimono una padronanza linguistica al di fuori della nostra portata. A noi non resta che scrivere di merda. Ed è per questo che vorrei proporvi il primo esperimento di scrittura di merda collettiva. L'incipit lo offre la casa: sentitevi liberi di continuare la storia nello spazio dedicato ai commenti. Peggioratela, accanendovi sul lettore.

STRISCE DI VITA

Il traccialinee cigolava, disegnando linee di gesso sull’erba umida dell’oratorio. Julian era fradicio di sudore, ma la stanchezza e tantomeno il caldo soffocante di quella mattinata di luglio non costituivano un deterrente alla sua voglia di impegnarsi, di dare il suo contributo per regalare un sorriso ai ragazzi che frequentavano la parrocchia. Un tempo anch’egli era come loro: innocente, spensierato, con un sorriso splendente come il sole. Ma quelle righe, così tanto simili alle strisce che ora andava tracciando sul prato… quella polvere bianca che gli era entrata nelle narici, e poi nell’anima… Julian non riusciva proprio a perdonarsi. Vendendo quella robaccia aveva rovinato tanti adolescenti, meritandosi una condanna ai servizi sociali.

«Me la sono meritata, ma risorgerò dalle mie ceneri. In fondo non importa cadere, ma riuscire a rialzarsi!» esclamò, mentre il suo pensiero volava verso sua  madre, ricoverata in gravissime condizioni. Le ansie e i patimenti causati dal suo figlio degenere l’avevano portata all’alcolismo, e l’alcolismo l’aveva fatta ammalare di cirrosi epatica.  Non la vedeva dal giorno dell’arresto, eppure non aveva mai smesso di amarla. Negli occhi di Julian c’erano ancora le violenze che quella giovane donna aveva subìto da quel mostro che già da bambino egli faticava a chiamare papà.  Di lui, del signor Portman – come suo padre amava farsi chiamare dalle avvenenti impiegate di cui si circondava – non si sapeva più nulla, da quando su tutti i quotidiani locali era apparsa la notizia dello scandalo finanziario Portman Oil. Probabilmente era fuggito all’estero, con una borsa piena di contanti, a rifarsi una vita lontano da quelle che la sua ambizione aveva distrutto.

Il cerchio di centrocampo era finalmente completo. Julian corse verso gli spogliatoi, osservando nel riflesso dello specchio un viso esausto, stravolto, fin troppo somigliante a quello di suo padre. «Non seguirò il tuo deprecabile esempio»  giurò,  mentre le urla festose dei ragazzini impazienti di correre e giocare su quel campo gli colmavano il cuore di gioia.

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